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Informazioni generali su Capo Colonna

Capo Colonna è il promontorio che determina il limite occidentale del golfo di Taranto, dove sorgeva il tempio dedicato ad Hera Lacinia. Fino al XVI secolo era chiamato Capo delle Colonne perché erano rimaste al loro posto molte colonne del tempio di Hera Lacinia.

Anticamente il suo nome era Lacinion (Λακίνιον in greco). La sua importanza risiede nella quantità di elementi storici che sono legati a questa punta di terra protesa sullo Ionio. Sfortunatamente venne utilizzato come cava di pietre lavorate per il castello, il porto e i palazzi nobiliari locali fino a che solo una solitaria colonna rimase in vista dei naviganti, eretta fra i ruderi.

Storia

Il Capo Colonna (o Nao) è il Lacinio degli antichi, la punta più orientale della Calabria, che segna il limite sud-occidentale del golfo di Taranto. La colonna dorica superstite è un residuo di un famoso tempio di Hera Lacinia, circondato da un bosco sacro, il maggiore dei templi di Kroton, che si crede eretto nel secolo V o, secondo alcuni studiosi, al principio del secolo VI. Costituiva il santuario nazionale di tutti gli Italioti del golfo tarantino e della costa del Bruzio fin quasi a Reggio. Si tratta dell’Heraeum, un tempio dorico esastilo periptero con doppia fila di colonne nei lati brevi (in tutto, 48); era coperto di tegole marmoree e protetto da un robusto recinto, in parte di età romana. Immensi erano i suoi tesori.

Lo decoravano pitture di Zeusi (tra queste, il ritratto di Elena, per dipingere il quale, secondo il notissimo aneddoto, l’artista avrebbe preso a modello le fanciulle più avvenenti della città), statue di Olimpionici, colonne d’oro e tavole bronzee bilingui con la storia delle campagne di Annibale. Fu però più volte saccheggiato, da Annibale, dal censore Q. Fulvio Flacco, che ne scoperchiò il tetto a lastre di bronzo (173 a.C.), da privati nel 70 a.C. e da Sesto Pompeo.

Pare che al principio del 1500 le 48 colonne primitive o gran parte di esse esistessero ancora, ma vennero adoperate per formare la scogliera del Porto vecchio di Crotone e per costruzioni civili, donde l’opinione errata che il vescovo Lucifero, di Crotone (1510-1521), si servisse di questo materiale per ricostruire il Duomo e l’Episcopio. Alla metà del 1500, delle colonne ne restavano solo 2 di esse una fu abbattuta nel 1638 dal terremoto. Nel 1911-1912 una campagna di scavi rivelò molti particolari murali del Tempio e delle fabbriche adiacenti, terrecotte architettoniche e alcuni oggetti sporadici.

Del tempio rimane parte dello stilobate e l’unica colonna nella solitudine solenne del Capo. Essa, che risulta di calcare conchiglifero, è molto degradata e dimezzata nel capitello; è alta col capitello m 8.29, ha un diametro di m 1.77; ha 20 scanalature ed è inclinata verso sud-ovest, in parte per inclinazione originale, in parte per cedimento del suolo.

Nel 1901 sono stati eseguiti lavori per ovviare alla preoccupante inclinazione e recentemente la Soprintendenza ha fatto eseguire lavori di terrazzamento e di consolidamento della base. Gli scavi sono stati ripresi nel 1956 e proseguono tuttora. È stata rimessa in luce un’altra parte del muro di cinta del santuario, oltre ad una porta, a vari resti di edifici, a una casa romana e a due fornaci.

Cosa visitare a Capo Colonna, chiese e monumenti

Chiese

Il santuario di Santa Maria di Capo Colonna è un santuario che si trova vicino all’area archeologica di Capo Colonna, sul promontorio Lacinio, a Crotone. La chiesa ospitava in origine un’icona particolarmente venerata.

Monumenti

Il santuario di Hera Lacinia di Capo Colonna, dipendente dalla città di Crotone antica, fu uno dei santuari più importanti della Magna Graecia dall’età arcaica fino al IV secolo a.C., finché cioè fu sede della lega Italiota prima che si trasferisse a Taranto.

Il sito del santuario era in una posizione strategica lungo le rotte costiere che univano Taranto allo stretto di Messina, su un promontorio chiamato anticamente Lacinion, che diede anche l’epiteto alla dea venerata, Hera Lacinia. Il nome odierno invece ricorda le rovine del tempio (con l’ultima “colonna” in piedi), mentre il nome usato fino all’epoca moderna, “Capo Nao”, altro non è che una contrazione del greco naos, che significa appunto tempio.

Il santuario era stato edificato alla fine del VI secolo a.C. ed era anche chiamato di Hera Eleytheria, come resta testimoniato da un’iscrizione sul cippo del Lacinion, al Museo archeologico nazionale di Crotone. Nel XVI secolo fu quasi completamente saccheggiato per riutilizzare i materiali da costruzione.

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